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Stessa spiaggia, stesso mare

Da oltre tre lustri esìstono disposizioni che dovrebbero garantire anche alle persone con difficoltà motorie l'accesso ad uno dei beni più apprezzati della nostra penisola: il mare. Rispettare e far rispettare la normativa non basta. Spesso bisogna anche trovare soluzioni semplici per favorire al meglio l'accessibilità delle spiagge e degli spazi di servizio.


A poco più di un anno di distanza dall'approvazione della Legge 9 gennaio 1989, n. 13 ("Disposizioni per favorire il superamento e reliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati"), il Ministero della Marina Mercantile emise una Circolare (23 gennaio 1990, n. 259) che estendeva l'applicabilità delle norme sull'accessibilità anche agli stabilimenti balneari. La Circolare rendeva infatti obbligatorio inserire nei titoli di concessione di tali stabilimenti o di altre strutture comunque connesse alla fruibilità della balneazione "un'apposita clausola la quale prescrive l'obbligo, da parte del concessionario, di apprestare almeno una cabina ed un locale igienico idoneo ad accogliere persone con ridotta od impedita capacità motoria o sensoriale, nonché di rendere la struttura stessa «visitatale» nel senso specificato dall'art. 3 punto 3.1 del Decreto 236/1989 (...), soprattutto in funzione dell'effettiva possibilità di balneazione, attraverso le predisposizioni di appositi «percorsi orizzontali»".

STRUTTURE VISITAGLI
Questo è il punto di partenza da cui sviluppare ulteriori riflessioni sull'effettiva capacità di accoglienza degli stabilimenti balneari: ricordare l'esistenza di questa norma che da oltre 15 anni obbliga i concessionari di spiagge pubbliche ad offrire una dotazione di base sufficiente a garantire la visitabilità delle loro strutture. Il concetto di visitabilità viene definito come un livello di accessibilità che, pur limitato ad una parte della struttura, consente comunque alla persona con disabilità le relazioni e le attività fondamentali. Da qui le indicazioni su almeno un bagno, una cabina e i percorsi orizzontali, specificandone l'uso "in funzione dell'effettiva possibilità di balneazione", visto che andare al mare e non fare il bagno deve essere una scelta e non un obbligo. Detto questo, come dovrebbe essere uno stabilimento balneare che, oltre a considerarsi "a norma" voglia essere completamente accessibile a tutti?

I PARCHEGGI
Innanzi tutto i parcheggi riservati devono essere in numero sufficiente e collocati il più vicino possibile all'ingresso, devono essere opportunamente segnalati sia con cartelli verticali che con indicazioni a terra. La pavimentazione di questa zona deve consentire un comodo e sicuro uso con la sedia a ruote.
Vengono spesso utilizzali blocchetti in calcestruzzo autobloccanti e drenanti che possono essere particolarmente pericolosi in quanto, utilizzati su terreni sabbiosi, presentano ragguardevoli dislivelli tra il piano dei blocchi e quello degli interstizi, non garantendo lo stesso effetto che si ottiene per esempio su terreni erbosi. Dovendo ottenere come risultato finale un piano di calpestio uniforme e privo di "scalettature", una soluzione può essere quella di riempire gli interstizi con una miscela cementizia addizionata con una parte di sabbia (preventivamente lavata) limitatamente alle zone da rendere complanari.

I PERCORSI
I percorsi di accesso e quelli che conducono ai vari servizi dello stabilimento balneare (bar, ristorante, cabine, bagni, docce, ombrelloni ecc.) devono avere una larghezza adeguata ai flussi e comunque non inferiore a 100 cm. Occorre inoltre prevedere allargamenti del percorso che consentano l'inversione di marcia ad una persona con sedia a ruote almeno ogni 10 metri. I percorsi devono essere complanari e con risalti contenuti: se realizzati in tavolato di legno, questo deve preferibilmente avere una tessitura longitudinale al senso di marcia per evitare l'effetto di saltellamento della carrozzina. In ogni caso particolare cura deve essere posta nel ridurre al minimo le scanalature tra una tavola e l'altra. In alcuni casi si può ottenere un ulteriore miglioramento del piano di calpestio posizionando sul tavolato una copertura in fibra naturale "dura" opportunamente ancorata. Particolare cura va posta nel fornire indicazioni utili all'orientamento alle persone con disabilità visiva: si possono utilizzare soluzioni che si sono rivelate efficaci in parchi ed ambienti naturali (corrimano-guida di corda, piccoli cigli percepibili con il bastone bianco ai lati dei percorsi ecc.) abbinate a percorsi e mappe tattili nei casi di stabilimenti balneari più strutturati.

LE CABINE
Sui bagni e la loro accessibilità non ci dilunghiamo troppo: esiste ormai una letteratura ampia e variegata sull'argomento. Potrebbe essere invece opportuna qualche riflessione sulla cabina/spogliatoio: ad alcune persone con disabilità può non bastare la classica panca o sedia per spogliarsi e vestirsi, e per qualcuno potrebbe essere necessario l'ausilio di un assistente. Per questo ogni stabilimento balneare deve essere dotato di una cabina che abbia al suo interno un lettino (necessario nel caso di particolari disabilità) largo 80 cm e lungo almeno 180 cm; gli spazi di manovra devono essere sufficientemente ampi per l'accostamento della sedia a ruote e le manovre di un eventuale assistente; i ganci appendiabiti andranno posizionati ad altezze variabili con prevalenza nella fascia di utilizzo da 100 cm a 140 cm di altezza da terra.

LE DOCCE
Anche per realizzare docce accessibili non dovrebbero esserci grandi difficoltà, sia se poste all'aperto che se collocate all'interno; occorre un minimo di attenzione alle pavimentazioni, agli spazi di manovra, al tipo e alla collocazione delle rubinetterie e alla dotazione minima di ausili. Le pavimentazioni devono essere antisdrucciolo (magari con l'ausilio di appositi tappetini opportunamente ancorati) e, se realizzate in legno o con grigliati metallici, non devono presentare fenditure dalle quali possa passare una sfera di 2 cm di diametro. Gli spazi di manovra devono consentire l'utilizzo della doccia da parte di una persona su sedia a ruote e di un eventuale assistente. Sulle rubinetterie il discorso è un po' più complesso poiché spesso vengono usate apparecchiature del tutto differenti da quelle domestiche: in questa sede ci limitiamo a sottolineare l'importanza di dotare almeno una doccia di un soffione a "telefono", oltre a quello fisso, con tubo flessibile lungo almeno 2 m. Una dotazione standard di ausili per doccia può prevedere sostegni, maniglioni ed un seggiolino: a seconda dei casi è più opportuno scegliere sistemi di ancoraggio a terra piuttosto dì quelli a parete.

SULLA SABBIA...
La zona ombrellone/lettino è di solito posizionata direttamente sulla sabbia: una sistemazione di questo genere può andare bene per molti ma non per tutti. Immaginiamo ad esempio il caso di un giovane paraplegico, indipendente ed autonomo, che si è recato da solo al mare: potrà arrivare agevolmente nei pressi dell'ombrellone e del lettino che ha affittato servendosi del percorso accessibile, ma quando vorrà trasferirsi dal lettino alla sua sedia a ruote o viceversa dovrà necessariamente chiedere l'aiuto del personale dello stabilimento. In questo caso il problema è proprio il fondo sabbioso che rende completamente dipendente dall'aiuto degli altri una persona altrimenti del tutto autonoma. È per questo che è sempre necessario dotare la spiaggia di un certo numero di piazzole in legno (almeno 2) completamente accessibili, adiacenti il percorso e complanari ad esso, con spazio congnio per lettini, ombrellone e ausili (modulo ampio circa 2 m x 2 m).
Una sistemazione simile, unita alla possibilità di contattare il personale dello stabilimento direttamente dall'ombrellone - come già avviene in molte strutture della Riviera Romagnola - garantisce una piena accessibilità ed un livello di comfort ottimale veramente per tutti.

E NEI L'ACQUA
L'ingresso in acqua, fra tutte le attività fin qui considerate, è quella che risulta apparentemente più problematica da gestire poiché dipende da molti fattori (tipo di fondo della spiaggia, tipo di fondale, dotazione di ausili dello stabilimento, capacità di gestione da parte del personale ecc.). Innanzi tutto occorre che il percorso arrivi il più possibile nei pressi del bagnasciuga; da questo sarà possibile utilizzare sedie a ruote appositamente pensate per la balneazione. Nei casi in cui sia presente un molo o una piccola passerella che si protende verso il mare, l'ingresso in acqua può essere affrontato con un sollevatore come quelli che si utilizzano nelle piscine.

SOLUZIONI STRUTTURALI E GESTIONALI
In ogni caso è determinante un mìnimo di preparazione degli addetti dello stabilimento, che devono conoscere gli ausili in dotazione, il loro funzionamento ed utilizzo, nonché le regole di base di comunicazione e relazione con il cliente anziano o con disabilità. Una formazione adeguata degli operatori (ad esempio per comunicare in maniera efficace con una persona sorda) è l'altra metà della medaglia dell'accessibilità: accanto alle soluzioni strutturali ed impiantistiche quelle gestionali possono essere davvero determinanti nel fare la differenza. Concludiamo rimandando al Decreto Ministeriale 236/89 per tutto ciò che riguarda l'accessibilità di bar, ristoranti ecc. ed aggiungendo un particolare molto spesso trascurato ma altrettanto apprezzato da chi si reca al mare con una sedia a ruote: l'angolo della pulizia dalla salsedine. Prevedere sempre la dotazione di un getto d'acqua a pressione con il quale rimuovere sabbia e salsedine da sedie a ruote ed altri ausili.



Autore: di Fabrizio Mezzalana - Architetto, Centro per l'Autonomia - Roma

Fonte: Mobilità n.39 - 2005



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